Dal Qatar Gate al China Gate? Possibile che non si possa fare una piccola retromarcia sulla transizione ecologica e allungare i tempi posticipando quel maledetto 2035? Dopotutto, se il rispetto dell’ambiente è realmente l’obiettivo di questo assurdo obbligo imposto dall’Europa, non bisognerebbe magari considerare anche alternative efficaci come, per esempio, l’idrogeno o il bio diesel sviluppato da ENI?
Si chiama HVOlution ed è il primo diesel di Eni prodotto al 100% con l’utilizzo di materie prime rinnovabili (ai sensi della Direttiva (UE) 2018/2001 “REDII”). Al momento è già disponibili in 50 stazioni di servizio Eni e fra qualche settimana sarà in vendita in 150 punti in Italia.
Si tratta di un biocarburante che viene prodotto da materie prime di scarto e residui vegetali, e da olii generati da colture non in competizione con la filiera alimentare. Secondo Eni, HVOlution può contribuire all’immediata decarbonizzazione del settore dei trasporti - anche pesanti - tenuto conto delle emissioni allo scarico, perché utilizzabile con le attuali infrastrutture e in tutte le motorizzazioni omologate, di cui mantiene invariate le prestazioni. Il nuovo gasolio vegetale è compatibile con i motori diesel di ultima generazione, tra gli altri tutti i TDI del Gruppo Volkswagen e i diesel Stellantis. E il prezzo? Tranquilli, è lo stesso del Diesel+.
Tra i primi distributori presso i quali è già disponibile, due sono a Bologna e Genova, cinque a Roma, uno a Firenze, Savona, Mestre, Catanzaro, Padova, Lecce, Cuneo e Torino.
La realizzazione di questo biocarburante è stata permessa grazie all’investimento realizzato sin dal 2014 con la trasformazione delle raffinerie di Venezia e Gela in bioraffinerie, che dalla fine del 2022 sono "palm oil free".
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Prima della commercializzazione nelle stazioni di servizio Eni, l’HVO è stato sperimentato da diversi clienti, sia in mobilità “ridotta” (come le aeree aeroportuali) sia su mezzi commerciali operamni nella logistica.
In più, addizionato al gasolio, dal 2016 il biocarburante HVO è presente al 15% nel prodotto Eni Diesel +, disponibile in oltre 3.500 stazioni di servizio in Italia.
In diversi paesi dell’Africa tra i quali Kenya, Mozambico e Congo, Eni sta sviluppando una rete di agri-hub in cui verranno prodotti olii vegetali in grado di crescere in terreni marginali e aree degradate e non in competizione con la filiera alimentare e, al tempo stesso, di creare opportunità di lavoro sul territorio. Recentemente, dal Kenya è arrivato nella bioraffineria di Gela il primo carico di olio vegetale prodotto nell’agri-hub di Makueni, mentre a Venezia è arrivato il primo carico di olii di frittura esausti. L’obiettivo è di coprire il 35% dell’approvvigionamento delle bioraffinerie Eni entro il 2025.
Ma di tutto ciò ai fenomeni di Bruxelles non interessa un beato cazzo!
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Luca Orru' - 28 Feb 2023
A pensare male si fa peccato ma ci si azzecca quasi sempre....