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Vi ricordate il Dieselgate? Nonostante “soffocato” dagli eventi degli ultimi mesi, il caso non è ancora finito. Pardon, è in via di conclusione grazie ai milioni di euro/dollari messi a disposizione dai due colossi automobilistici per non farsi più rompere le palle dalle istituzioni e chiudere definitivamente la questione.
Della serie, prima vi truffo e poi vi tappo la bocca con fior fior di bigliettoni. E’ il caso, per esempio, del Gruppo Volkswagen che nel Regno Unito da deciso di sborsare 228 milioni di euro a più di 90.000 automobilisti britannici per averli truffati con i loro motori diesel “sporchi e cattivi”.
In pratica è un indennizzo riconosciuto per cercare di chiudere lo scandalo sulle "emissione truccate" scoppiato nel 2015.
“L'accordo è stato raggiunto in via stragiudiziale – ha dichiarato il capo dei legali del costruttore tedesco, Philip Haarmann - ovvero attraverso una mediazione voluta dalle parti per evitare un lungo e dispendioso confronto processuale. Nel dicembre del 2019, infatti, i clienti britannici avevano avviato una class action, accusando il gruppo automobilistico tedesco di aver violato le normative mediante l'installazione di dispositivi per la manipolazione del monitoraggio delle emissioni di CO2”.
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Tuttavia, in perfetto stile Merkel and company, non è mai arrivata ufficialmente alcuna ammissione di responsabilità da parte di Volkswagen, che ha accettato di pagare anche le spese legali. Tanto, con tutti i soldi che si sono intascati in modo più che truffaldino, quei milioni di euro da pagare sono briciole!
Stessa cosa, o quasi (lo sostiene l'agenzia di stampa britannica Reuters) dicasi del Gruppo Stellantis capeggiato dal Tavares che, dall’altra parte dell’oceano, pagherà più di 300 milioni di dollari per chiudere definitivamente l’inchiesta sulla ex Fiat-Chrysler, ovvero lo scandalo dei motori diesel irregolari negli Stati Uniti, che aveva coinvolto la divisione statunitense Fiat Chrysler Automobiles (Fca), oggi controllata, appunto, dalla multinazionale euroamericana.
A differenza del gruppo “uber alles”, Stellantis/FCA ha accettato di dichiararsi colpevole del reato contestato dalle autorità di Washington. Probabilmente lo farà nel corso di un'udienza davanti a un tribunale distrettuale degli Stati Uniti in cui dovrebbe ammettere di avere cercato di eludere i requisiti federali stringenti sulle emissioni di CO2 su oltre 100.000 veicoli, prodotti tra il 2014 e al 2016 ed equipaggiati con motori diesel, del marchio Ram e i suv del brand Jeep.
Il patteggiamento sarebbe stato negoziato con il dipartimento della Giustizia statunitense e dovrebbe essere annunciato la prossima settimana. In questo modo si chiuderebbe l’indagine pluriennale per il reato di frode sulle emissioni inquinanti di veicoli venduti in America.
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